come sconfiggere la timidezza

Timidezza e sue sfumature

La timidezza è un tratto della personalità che caratterizza in varia misura il comportamento di una persona, che in genere manifesta inibizione sociale, mancanza di fiducia in se stessi, paura di sbagliare o di essere giudicati.

Le persone prevalentemente timide soffrono di sentimenti di inferiorità e inadeguatezza, si vergognano di se stessi e delle proprie emozioni e danno troppo valore all’opinione altrui.

Questa caratteristica di solito è accompagnata da tutta una serie di manifestazioni somatiche: rossore del viso, respiro corto, balbuzie, difficoltà a coordinare i movimenti, tremori, intensa sudorazione.

Non si tratta comunque di un difetto, nè di un disturbo da curare, e non sempre pregiudica una realizzazione in ambito lavorativo o familiare.

Naturalmente ogni persona vivrà questa caratteristica in maniera diversa, in base anche a quanto questa condizioni o limiti la propria vita.

Come abbiamo detto ci possono essere diversi livelli di intensità e di situazioni in cui la timidezza si esprime.

Alcune persone possono mostrare difficoltà solo nel parlare in pubblico, altre nel rapportarsi a persone dell’altro sesso, altre ancora nel momento in cui devono fornire una prestazione, come un colloquio di lavoro o un esame universitario.

Fondamentale nel determinare l’intensità della timidezza è il grado di accettazione che la persona ha di sé e della propria personalità. Ci sono persone che nel tempo hanno imparato infatti a riconoscere la timidezza come uno dei colori del proprio carattere, che se non viene giudicato in maniera negativa, può rivelarsi in un punto di forza.

Di solito, infatti, i timidi sviluppano atteggiamenti relazionali meno aggressivi e competitivi, sono più riflessivi ed empatici.

Focalizzarsi sulle proprie qualità aiuta a rivalutare la propria persona e a capire che ognuno di noi ha pregi e difetti.

È come infatti se il timido indossasse degli occhiali che lo portano a vedere carenze e mancanze soltanto in se stessi, mentre gli altri rappresentano un tribunale pronto a coglierlo in fallo.

La timidezza si differenzia nettamente dall’introversione, anche se spesso vengono confuse. Il timido vorrebbe esporsi di più, ma non riesce e combatte costantemente con questo desiderio. L’introverso invece ricerca e sta bene nella solitudine, limitando i contatti a persone accuratamente selezionate.

 

“La timidezza è composta dal desiderio di piacere e dalla paura di non riuscirci”
Pierre Beaucheue

Timidezza e bambini

timidezza nei bambini

Fino ai 5/6 anni è naturale e frequente che i bambini manifestino tratti di timidezza. Può capitare infatti, che sentano il bisogno di nascondersi dietro le gambe dei genitori davanti a qualche situazione sconosciuta o che parlino con un tono di voce molto basso e senza guardare negli occhi.

Crescendo questa caratteristica può rinforzarsi o diminuire. Un ruolo centrale in questo sviluppo lo gioca l’ambiente che circonda il bambino.

È importante infatti che i genitori e le persone che si occupano di lui non lo facciano sentire sbagliato o inadeguato.

Spesso l’etichetta di “timido” può rendere il bambino sempre più inibito o, al contrario, diventare un alibi nei confronti dell’apertura a nuove esperienze.

I bambini sono in continua evoluzione ed è importante che sentano la libertà di poter sperimentare diverse modalità comportamentali: poter essere timidi in certe situazioni e più sicuri in altre ad esempio, al fine di consolidare il proprio carattere e scoprire la propria identità.

Se si vuole aiutare un bambino ad acquisire sempre maggiore fiducia in se stessi, il primo passo quindi è quello di farli sentire accettati e amati per quello che sono, senza confrontarli con i coetanei o esporli in modo forzoso (anche se con le migliori intenzioni) a situazioni per le quali non si sentono pronti.

Dopodiché si potrà gradualmente accompagnarlo in contesti per lui nuovi, evidenziando ed elogiando i suoi progressi e le sue crescenti abilità sociali (ad esempio dicendogli: “ho notato che ti sei proposto per partecipare a quel gioco, hai visto come ti sei divertito?”)

Il bambino non vivrà la sua timidezza come un problema se non lo è per le persone che lo circondano e questa profonda accettazione gli darà la sicurezza necessaria per aprirsi a nuove esperienze, senza il timore di essere giudicato.

Cause della timidezza

Alla radice della timidezza c’è una concezione negativa di sé, che non permette al soggetto di stabilire un contatto con gli altri, poiché non se ne ritiene all’altezza.

Sono diversi i fattori che concorrono all’instaurarsi di una bassa autostima.

Sicuramente vi è una componente genetica, che si va ad integrare con le variabili ambientali in cui si cresce, che possono aiutare o rinforzare il problema.

Ad esempio vi possono essere  genitori con atteggiamenti svalutativi, che evidenziano le fragilità dei propri figli, mettendoli costantemente a confronto con gli altri.

Dall’altra parte ci possono essere genitori iperprotettivi, che non permettono ai loro figli di esprimere liberamente la propria personalità, facendoli sentire sbagliati o inadeguati

Un altra causa può risiedere nell’identificazione con genitori a loro volta molto timidi e chiusi, che non offrono situazioni di scambio sociale.

Quando può essere considerata patologica la timidezza?

Un criterio importante è quanto questo aspetto caratteriale limiti od ostacoli la vita di una persona e quanto sia causa di sofferenze.

Ci sono persone timide ma con una buona autostima e sufficientemente sicuri di sé, che probabilmente vivono con maggiore difficoltà situazioni in cui devono esporsi, ma senza che questo  condizioni le proprie scelte.

Può considerarsi patologica invece se il timore del giudizio altrui è paralizzante e impedisce una normale dimensione affettiva, sociale e lavorativa.

Il limite patologico massimo è rappresentato dalla fobia sociale, che rientra nella famiglia dei disturbi d’ansia. Questa fobia porta ad evitare alcune o tutte quelle situazioni in cui sono presenti gli altri, per il timore di comportarsi in modo inadeguato o imbarazzante ed essere così esposti al loro giudizio negativo.

Se non trattato questo disturbo può portare ad un isolamento sempre maggiore, a vissuti di colpa e depressione.

Come sconfiggere la timidezza e aiuto psicologico

Un ambiente accogliente e non giudicante, come quello offerto da un servizio psicologico, può essere di grandissimo aiuto sia per chi soffre di un disturbo di fobia sociale, sia per il timido che voglia imparare a gestire le proprie difficoltà e sentirsi più sicuro.

All’interno di un clima di fiducia e collaborazione col terapeuta, si potranno comprendere le ragioni della propria timidezza ed esplorare i vissuti e le emozioni che la accompagnano.

Obiettivo del percorso psicologico sarà quello di arrivare ad una profonda accettazione e rivalutazione delle proprie caratteristiche ed emozioni, che faranno sentire il paziente molto più sicuro e libero da giudizi e condizionamenti esterni.

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